16 luglio 2001

11 aprile 2010

Penso che il problema della determinazione dell’arte non possa mai essere completamente risolto.

Sicuramente permette di fondare una, seppur breve, riflessione strutturata ed organizzata in elementi di natura estetica ed etica.

Ho tentato di sintetizzare alcune idee che vengono di volta in volta arricchite, nutrite dall'incontro con opere di autorevoli esperti queste mie riflessioni, risalenti al 16 luglio del 2001, vengono quindi oggi rivisitate.

 

Oso enunciare degli assiomi di carattere filosofico che stanno a fondamento di tali idee.

Assiomi

La Materia ed il Tempo sono indissolubilmente legati

Non esiste la Materia disgiunta dallo Spirito

Non può esistere la Materia/Tempo disgiunta dallo Spirito/Luogo

mi pare inverosimile concepire il Nulla

può solamente esistere l’Eternità

 

La Materia, come io la intendo nello sviluppo della riflessione, comprende già in sé lo Spirito come proprietà, come la forma, la tridimensionalità che manifesta nella dinamica conflittualità costruttiva con il Tempo alla conquista dello Spazio, e che, una Materia che a mio parere si arricchisce di una sorta di coscienza mnemonica.

Ed è per questo che può solamente esistere l’Eternità, mi pare impossibile concepire il Nulla poiché la Materia ed il Tempo sono indissolubilmente legati.

Mi chiedo: “ma come può nascere qualcosa dal Nulla?Un Inizio? Una Fine”?

 

Nutro dubbi sulla tesi basata sul fondamento dell’esistenza di due Agenti  in continuo conflitto: il Bene/Verità e il Male/Menzogna come principi cosmogonici con i quali spiegare i molteplici aspetti dell’Essere.

 

Ritengo invece che tutto ciò che esiste nella Materia, manifestata nelle sue innumerevoli realtà fenomeniche, sia solamente “BENE/VERITA’”, il cosiddetto MALE/MENZOGNA”, è altrove.

Il “MALE” , che certamente esiste penso che possa solamente invadere una condizione di fragile immobilità del “BENE” che, si «concede» ad esso per sorta di “distratta fragilità “.

Ciò mi porta credere che quindi il responsabile, della rivelazione, dell’esistenza del MALE è la fragilità dello stesso BENE.

Considerare il Male con il Bene già presente nell’Uomo, non significa forse legittimare a priori gli eventuali “atti/ Distruttivi /Negativi ?

 

Mi pare impossibile concepire il Nulla

Esistiamo da sempre, altre forme di fisicità legate ad un diverso Tempo ci sono appartenute perché credo solo nell’eternità dell’esperienza i n continua trasformazione.

La nostra attuale vita è una sorta di resurrezione, un viaggio positivo in uno Spazio nel quale ci trova in un Corpo nuovo:nostra attuale dimensione.

La nostra attuale vita è solo una fase di una eterna azione.

La coscienza mnemonica che ritengo potere essere la coscienza stessa della Materia, la quale si arricchisce nel continuo divenire, mi porta a credere che ciò che siamo, siamo già stati, e ciò appartiene all’esperienza dell’Essere, e considero i nostri Desideri un suggerimento illuminato dall’intuizione e con ciò , siamo anche, ciò che saremo.

Lo Spazio è curvo perché è dinamico picché in esso si  manifesta la Materia nella sua dinamica ed eterna trasformazione.

 

La Materia è legata al tempo come la Morte è legata alla Vita e la Vita alla Memoria.

Il Tempo

 

Allo stato presente: E’

 

= AZIONE

Allo stato passato : ERA

= MEMORIA

= INTERPRETAZIONE

Allo stato futuro : SARA’

= DESIDERIO

= INTUIZIONE

 

Essenza dell’arte

Secondo il mio punto di vista, la scultura è una delle più arcaiche forma della espressione della indagine conoscitiva dell’uomo che si rivela in un atto costruttivo nel quale l'immaginazione, amplificando le capacità interpretative dei fenomeni naturali, si fonde con i dati sensibili dell'individuo riflettendosi in un concretizzarsi di un nuovo « corpo».

Un corpo depositario e comunicante non solo alla dimensione sensibile dell'individuo ma, continuatore di una stratificazione che appartiene al mondo.

 

Per queste caratteristiche assume fondamentalmente un carattere depositario e profetico, in un certo senso, sicuramente comunicativo quindi è un’esperienza etica, impegnata nell’organizzazione costruttiva conoscitiva del mondo.

 

Sono pienamente d'accordo con coloro che considerano l'Arte , la Vita.

 

La Vita come “opera d’arte”.

 

E da ciò la nascita, la costruzione del Bello.

L'arte come Verità e edificatrice del Bello, diviene concreta manifestazione della Virilità del pensiero, che diviene vero corpo, una scultura al pari di una parola scritta, un pensiero, una danza, tutto ciò che racchiude prima e proietta al mondo poi, la propria dichiarazione, il proprio quesito.

Una affermazione che naturalmente, prefigura di condividerne le risposte che si elaborano dei complessi processi conoscitivi/costruttivi/comunicativi della relazione che è in effetti: il divenire del Tempo.

Penso che una dominante nell’arte, intesa come comunicazione, Atto, sia la necessità continua di riconoscersi in ciò che si realizza : nel ritrovare sia la Memoria delle più profonde passate esperienze, dalla più recente a quella appartenuta all’uomo nel periodo ludico dell’infanzia, sia di prevenire la manifestazione della nostra futura Materia mediante il Desiderio, in una sorta di preveggenza intuitiva.

Tutto questo meccanismo edificatorio si lega imprescindibilmente al vivere nel tessuto famigliare e quindi sociale e culturale.

Certamente l'individuale esperienza del periodo ludico dell’infanzia dell'uomo, determina i primi segni, le prime tracce di affermazione di se stesso in un gioco quasi eccitato, seppur non ancora consapevole della propria forza.

i fondano e si svilupperanno da questa prima fase le questioni ed i sensi non solo del mondo ma anche della totalità della natura: la consapevolezza dell’essere nel rapporto con la vita/Memoria.

All’origine dell’Atto esiste il desiderio di comunicare la propria presenza, attraverso le regole date da un determinato “gioco”, oppure dalle stesse infrante che esplodono in ramificate varianti ed ulteriori possibilità le quali determinano nuove regole e nuovi giochi. All’infinito.

Ritengo che solamente mantenendo questo atteggiamento “ludico” l’artista possa riconoscersi in ciò che elabora: mai maturo, perché ha l’anima troppo vicina a quella di un bambino e che nelle trasformazioni che attua in se stesso ed in ciò che incontra, si meraviglia, si trova, si riconosce, ed il proprio Tempo ha così un senso.

 

Opere d’arte come nuvole e che come le nuvole possano suggerire visioni ed interpretazioni diverse.

 

Un’”opera d’arte” (come la stessa Vita):è lo svelarsi della verità celata di un mondo nuovo. Verità sempre interna allo stesso mondo.

Per l’uomo del Mondo che ne fruisce, si traduce in un invito ad agire, oltre la soglia, che inevitabilmente si frappone fra l’oggetto esperito nella sua fisicità e colui che desidera appropriarsi della stessa verità. Nella realizzazione di una perfetta simbiosi, l’empatia occupa un posto importante: nell’atto interpretativo, intuisce la natura della Materia, allorché l’interpretazione concettuale, a volte, non fa che evidenziarne, i propri stessi limiti.

In tutti i casi, qualsiasi successiva affermazione risulterà essere in qualche misura “insufficiente”  ed è per questo che rimane comunque sempre qualcosa “ancora da dire”

Quindi l’opera si rivela come un risultato di complesse diramazioni di significati e di nuovi significati, appartenenti alla dimensione sia individuale che sociale.

Essendo l’artista inscritto nel mondo e nei processi comunicativi, egli intende vivere come strumento di verità.

L’equilibrio con la Materia è indispensabile per l’artista e s’intreccia alla propensione di verità propria dell’opera d’arte, nell’intenzione di stimolare la nascita di nuovi sensi dei processi conoscitivi del mondo.

E’ per questo che l’opera d’arte non appartiene solo all’artista, ma appartiene al mondo o per meglio dire, appartiene a chi, relazionandosi, la vuole “ascoltare/vedere”.

Il senso dell’opera è di ottenere un nuovo scambio comunicativo tra l’artista e la materia e tra l’artista e il fruitore, all’interno del quale i diversi soggetti si riconoscano.

L’avvenuta partecipazione induce allo nascita di significati: è un divenire, nella sottile natura della Materia, un’altra possibilità immaginativa di celata sensibilità, che l’atto artistico interpreta con il compito di determinare un nuovo linguaggio.

 

La Materia

 

Quando come uomo mi muovo nello spazio della natura, la coesione con essa mi fa percepire di essere parte di un sistema vitale in continuo divenire. Questa emozionante esperienza mi convince che può esistere, solo apparentemente, un io e la natura: quando sono nella natura sono la natura e quando sono nella notte sono la notte.

 

Ho un pensiero per ogni più piccola particella di Materia che comprende la natura, una parte di ciò che sono, di ciò che ero e di ciò che diverrò.

Nella materia/Spirito esistono stratificazioni di significati che pare rivestano i corpi.

E’ su queste stratificazioni che l’atto artistico pone il proprio sguardo ed agisce in modo contemplativo e quindi indagato, interpretativo e quindi ripropositivo.

Nella prassi artistica il gioco interpretativo-conoscitivo ha regole che disciplinano il senso della relazione e decretano la sacra legge della materia.

 

L’Atto creativo

 

L’azione artistica, a mio parere, è fondamentalmente guidata dalla capacità percettiva. Inizialmente è un avvicinamento visivo/tattile, al quale subentra un rapporto conflittuale, perché il senso della Materia è protetto dalla stessa realtà fenomenica e pare attendere una sorta di rituale iniziatico di svelamento.

Cosi come in un erotico rapporto d’amore, in questa relazione si può ottenere il meglio da se stessi coinvolti dal pathos dell’atto creativo e, dalla stessa Materia, resa sensibile e intelligibile.

La materia trasformata può produrre un nuovo patrimonio lessicale, sia grazie all’incontro tra le diverse materie, sia attraverso il confronto delle differenti qualità, che espandono lo spettro dello stesso linguaggio.

La tecnica è per me sempre il fiume del riconoscimento; l’incontro con la materia è vissuto liberamente nella concretezza del fare arte, che implica l’atto progettuale, volto alla ricerca della verità di un mondo mai in ogni modo completamente svelato perché in conoscibile, complessamente strutturato, enigmatico già fin dalle più elementari forme percettive.

 

L’esperienza dell’arte, a mio avviso, pare dilati il tempo instaurando un contatto con le molteplici possibilità comunicative della Materia, che già m’è appartenuta, mediante una riesumazione dalla memoria, e che mi apparterrà suggerita dallo slancio intuitivo.

Il mezzo quindi è un’intuizione, che mi rivela nell’opera gin una sorta di “congegno temporale”, che pulsa contemporaneamente nel passato-memoria e nel futuro-desiderio.

 

Non confido nell’ispirazione “romantica”.

Credo piuttosto che l’ispirazione sia il risultato dei processi elaboratavi di dati progettuali che si articolano nel tempo oscillando in esso liberamente.

Talvolta l'artista rimane in un certo senso folgorato nella stessa esperienza del fare l’arte, intendendo la prassi come un itinerario che comprende tutti gli aspetti: il progetto, la conoscenza delle varie applicazioni delle materie, le caratteristiche tecniche e descrittive.

Quindi nell’arte sono i risultati e l’esperienza che determinano ulteriori possibilità creative ed è per questo che ritengo essere di fondamentale importanza coltivare un continuo rapporto con la materia nella quale meglio ognuno si riflette.

Da parte mia cerco di usare la sensibilità e l'intelligenza per catturare anche dall’errore i suggerimenti che sono unici, irreversibili e probabilmente irripetibili.

Nella prassi artistica le direzioni inaspettate e che, attivano i varchi nella memoria e della intuizione, stabilendo a un rapporto nuovo con la materia.

Questo atto rivela, oltre ai limiti, i nuovi slanci progettuali che altrimenti rimanevano latenti.

 

 

Anche noi sulla Terra, nel mondo oggi nel nostro tempo ci cureremo con attenzione della Materia che si manifesta e che forse non vuole essere compresa, ma  solamente amata,  perché noi e Tutto non siamo, non vogliamo essere o divenire solamente degli agglomerati meccanici

ma siamo il Tempo

Siamo   l’Atto…

 

 

 

 

MdP