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16 luglio 2001 11 aprile 2010 |
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Penso che il problema della determinazione dell’arte non possa mai
essere completamente risolto. Sicuramente permette di fondare una, seppur
breve, riflessione strutturata ed organizzata in elementi di natura estetica
ed etica. Ho tentato di
sintetizzare alcune idee che vengono di volta in volta arricchite, nutrite
dall'incontro con opere di autorevoli esperti queste mie riflessioni,
risalenti al 16 luglio del 2001, vengono quindi oggi rivisitate. Oso enunciare degli
assiomi di carattere filosofico che stanno a fondamento di tali idee. Assiomi Non esiste Non può
esistere mi pare inverosimile concepire il Nulla può solamente esistere l’Eternità
Ed è
per questo che può solamente esistere l’Eternità, mi pare impossibile
concepire il Nulla poiché
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Allo stato
presente: E’ |
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= AZIONE |
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Allo stato
passato : ERA |
= MEMORIA |
=
INTERPRETAZIONE |
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Allo stato
futuro : SARA’ |
=
DESIDERIO |
=
INTUIZIONE |
Essenza dell’arte
Secondo il mio
punto di vista, la scultura è una delle più arcaiche forma della espressione
della indagine conoscitiva dell’uomo che si rivela in un atto costruttivo nel
quale l'immaginazione, amplificando le capacità interpretative dei fenomeni
naturali, si fonde con i dati sensibili dell'individuo riflettendosi in un
concretizzarsi di un nuovo « corpo».
Un corpo
depositario e comunicante non solo alla dimensione sensibile dell'individuo
ma, continuatore di una stratificazione che appartiene al mondo.
Per queste
caratteristiche assume fondamentalmente un carattere depositario e profetico,
in un certo senso, sicuramente comunicativo quindi è un’esperienza etica,
impegnata nell’organizzazione costruttiva conoscitiva del mondo.
Sono pienamente
d'accordo con coloro che considerano l'Arte ,
E da ciò la
nascita, la costruzione del Bello.
L'arte come
Verità e edificatrice del Bello, diviene concreta manifestazione della
Virilità del pensiero, che diviene vero corpo, una scultura al pari di una
parola scritta, un pensiero, una danza, tutto ciò che racchiude prima e
proietta al mondo poi, la propria dichiarazione, il proprio quesito.
Una
affermazione che naturalmente, prefigura di condividerne le risposte che si
elaborano dei complessi processi conoscitivi/costruttivi/comunicativi della
relazione che è in effetti: il divenire del Tempo.
Penso che una
dominante nell’arte, intesa come comunicazione, Atto, sia la necessità
continua di riconoscersi in ciò che si realizza : nel ritrovare sia
Tutto questo
meccanismo edificatorio si lega imprescindibilmente al vivere nel tessuto
famigliare e quindi sociale e culturale.
Certamente l'individuale
esperienza del periodo ludico dell’infanzia dell'uomo, determina i primi
segni, le prime tracce di affermazione di se stesso in un gioco quasi
eccitato, seppur non ancora consapevole della propria forza.
i fondano e si
svilupperanno da questa prima fase le questioni ed i sensi non solo del mondo
ma anche della totalità della natura: la consapevolezza dell’essere nel
rapporto con la vita/Memoria.
All’origine
dell’Atto esiste il desiderio di comunicare la propria presenza, attraverso
le regole date da un determinato “gioco”, oppure dalle stesse infrante che
esplodono in ramificate varianti ed ulteriori possibilità le quali
determinano nuove regole e nuovi giochi. All’infinito.
Ritengo che
solamente mantenendo questo atteggiamento “ludico” l’artista possa
riconoscersi in ciò che elabora: mai maturo, perché ha l’anima troppo vicina
a quella di un bambino e che nelle trasformazioni che attua in se stesso ed
in ciò che incontra, si meraviglia, si trova, si riconosce, ed il proprio
Tempo ha così un senso.
Opere d’arte
come nuvole e che come le nuvole possano suggerire visioni ed interpretazioni
diverse.
Un’”opera
d’arte” (come la stessa Vita):è lo svelarsi della verità celata di un mondo
nuovo. Verità sempre interna allo stesso mondo.
Per l’uomo del
Mondo che ne fruisce, si traduce in un invito ad agire, oltre la soglia, che
inevitabilmente si frappone fra l’oggetto esperito nella sua fisicità e colui
che desidera appropriarsi della stessa verità. Nella realizzazione di una
perfetta simbiosi, l’empatia occupa un posto importante: nell’atto
interpretativo, intuisce la natura della Materia, allorché l’interpretazione
concettuale, a volte, non fa che evidenziarne, i propri stessi limiti.
In
tutti i casi, qualsiasi successiva affermazione risulterà essere in qualche
misura “insufficiente” ed è per questo
che rimane comunque sempre qualcosa “ancora da dire”
Quindi
l’opera si rivela come un risultato di complesse diramazioni di significati e
di nuovi significati, appartenenti alla dimensione sia individuale che
sociale.
Essendo
l’artista inscritto nel mondo e nei processi comunicativi, egli intende
vivere come strumento di verità.
L’equilibrio
con
E’ per questo
che l’opera d’arte non appartiene solo all’artista, ma appartiene al mondo o
per meglio dire, appartiene a chi, relazionandosi, la vuole “ascoltare/vedere”.
Il senso
dell’opera è di ottenere un nuovo scambio comunicativo tra l’artista e la
materia e tra l’artista e il fruitore, all’interno del quale i diversi
soggetti si riconoscano.
L’avvenuta
partecipazione induce allo nascita di significati: è un divenire, nella
sottile natura della Materia, un’altra possibilità immaginativa di celata
sensibilità, che l’atto artistico interpreta con il compito di determinare un
nuovo linguaggio.
Quando come uomo mi muovo nello spazio
della natura, la coesione con essa mi fa percepire di essere parte di un
sistema vitale in continuo divenire. Questa emozionante esperienza mi
convince che può esistere, solo apparentemente, un io e la natura: quando sono nella natura sono la natura e
quando sono nella notte sono la notte.
Ho un pensiero
per ogni più piccola particella di Materia che comprende la natura, una parte
di ciò che sono, di ciò che ero e di ciò che diverrò.
Nella
materia/Spirito esistono stratificazioni di significati che pare rivestano i
corpi.
E’ su queste
stratificazioni che l’atto artistico pone il proprio sguardo ed agisce in
modo contemplativo e quindi indagato, interpretativo e quindi ripropositivo.
Nella prassi
artistica il gioco interpretativo-conoscitivo ha
regole che disciplinano il senso della relazione e decretano la sacra legge
della materia.
L’azione
artistica, a mio parere, è fondamentalmente guidata dalla capacità
percettiva. Inizialmente è un avvicinamento visivo/tattile, al quale subentra
un rapporto conflittuale, perché il senso della Materia è protetto dalla
stessa realtà fenomenica e pare attendere una sorta di rituale iniziatico di svelamento.
Cosi come in un
erotico rapporto d’amore, in questa relazione si può ottenere il meglio da se
stessi coinvolti dal pathos dell’atto creativo e, dalla stessa Materia, resa
sensibile e intelligibile.
La materia
trasformata può produrre un nuovo patrimonio lessicale, sia grazie
all’incontro tra le diverse materie, sia attraverso il confronto delle
differenti qualità, che espandono lo spettro dello stesso linguaggio.
La tecnica è
per me sempre il fiume del riconoscimento; l’incontro con la materia è
vissuto liberamente nella concretezza del fare arte, che implica l’atto
progettuale, volto alla ricerca della verità di un mondo mai in ogni modo
completamente svelato perché in conoscibile, complessamente
strutturato, enigmatico già fin dalle più elementari forme percettive.
L’esperienza
dell’arte, a mio avviso, pare dilati il tempo instaurando un contatto con le
molteplici possibilità comunicative della Materia, che già m’è appartenuta,
mediante una riesumazione dalla memoria, e che mi apparterrà suggerita dallo
slancio intuitivo.
Il mezzo quindi
è un’intuizione, che mi rivela nell’opera gin una sorta di “congegno temporale”,
che pulsa contemporaneamente nel passato-memoria e nel futuro-desiderio.
Non confido
nell’ispirazione “romantica”.
Credo piuttosto
che l’ispirazione sia il risultato dei processi elaboratavi di dati
progettuali che si articolano nel tempo oscillando in esso liberamente.
Talvolta
l'artista rimane in un certo senso folgorato nella stessa esperienza del fare
l’arte, intendendo la prassi come un itinerario che comprende tutti gli
aspetti: il progetto, la conoscenza delle varie applicazioni delle materie,
le caratteristiche tecniche e descrittive.
Quindi
nell’arte sono i risultati e l’esperienza che determinano ulteriori
possibilità creative ed è per questo che ritengo essere di fondamentale
importanza coltivare un continuo rapporto con la materia nella quale meglio
ognuno si riflette.
Da parte mia
cerco di usare la sensibilità e l'intelligenza per catturare anche
dall’errore i suggerimenti che sono unici, irreversibili e probabilmente
irripetibili.
Nella prassi
artistica le direzioni inaspettate e che, attivano i varchi nella memoria e
della intuizione, stabilendo a un rapporto nuovo con la materia.
Questo atto
rivela, oltre ai limiti, i nuovi slanci progettuali che altrimenti rimanevano
latenti.
Anche noi
sulla Terra, nel mondo oggi nel nostro tempo ci cureremo con attenzione della
Materia che si manifesta e che forse non vuole essere compresa, ma
solamente amata, perché noi e Tutto non siamo, non vogliamo essere o
divenire solamente degli agglomerati meccanici
ma siamo il
Tempo
Siamo l’Atto…
MdP