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Ottobre
2006 |
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Maurizio
del Piano nasce in una piccola frazione sul fiume Oglio denominata Piano
(dalla quale deriva il nome d’arte) di Costa Volpino in provincia di Bergamo,il 31 gennaio 1961, autodidatta, la presenza di
Mary, la madre pittrice che
dotata di grande sensibilità, fin
dagli inizi del percorso artistico dell’artista, è stata preziosa come
il rapporto con il padre Angelo, abile
disegnatore nonché ottimo e rigoroso muratore, hanno permesso all’artista di
sviluppare quella innata sensibilità ed amore per l’arte da loro ereditate.
Se con la madre sono
iniziati i primi appassionati avvicinamenti all’arte, a seguito nel lavoro con il padre,
emergono gli slanci entusiastici delle relazioni per i diversi materiali,
ed il loro incontrarsi, il rapporto con i volumi e lo spazio che lo invitano
nei territori a lui più congeniali della scultura,dove i suggerimenti
della terra parlano con un linguaggio che meglio comprende le meccaniche creative e le dinamiche immaginative che
agiscono tra le radici del suo pensiero. Questo scultore dalle
forti propensioni sperimentali, fin dagli inizi, rivelò la propria ramificata
indagine nei confronti della materia. Certamente il
rapporto con la natura ha influito sullo sviluppo artistico dell’artista, si
considera i luoghi del vissuto, nato sul fiume Oglio, appaga la sua curiosità alternandosi
alla bellezza degli scorci alle luci lacustri, stimolano la sua sensibilità. Estremamente
suggestivo il fascino di uno specchio d'acqua, nel pieno dominio della dolomia norica, nel
quale si possono osservare le precipiti pareti dolomitiche che costituiscono
l’Orrido del Bögn di Zorzino, riflettersi
nel lago d’Iseo. Nell’opera Volto III ,del 1987, sono presenti già
tutti i primi slanci progettuali
che si espandono in una ricerca
ancora in fieri. |
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Pietra
originaria - Calcare di Zù, 40 x 20 x |
Segni trasmessi calcare di Zù, vetro, 2011. Schizzo |
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Penso, sostiene Del
Piano che l’ingegno creativo costituisca una parte
molto importante dell’articolata struttura della prassi artistica, a volte
frutto di un’elaborazione progettuale, altre volte come libero risultato
della prassi. Quando la creazione fantastica ruota sulla elaborazione
di dati, linguaggi e metodi propri
dell’artista, l’invenzione
assume un compito che
altrimenti rimaneva latente. Solo in questo caso, l’invenzione oltrepassa la
pura compiacenza, il carattere occasionale di “una bella trovata”. Lasciamo quindi
che l’artista stesso ci introduca nel proprio lavoro, partendo
dall’opera
monumentale dal titolo Sirene concepito e quindi realizzato con la tecnica edilizia
della gettata in calcestruzzo, dice Maurizio: ” La mia passione per la pittura la rielaboro quando nella scultura, dipingo con le pietre. L’idea iniziale era quella di realizzare
degli ordinamenti di pietre a strati, come sedimentazioni terrestri anomale, concretare un blocco di granito percorso da una vena di marmo; trovo che l’utilizzo di un
semplice agglomerato di cementi, graniglie di varie cromie e granulometrie, ossidi e coloranti, risponde alle mie intenzioni”. Si trattava di un’iniziale buona soluzione
che nel tempo si rivelerà dinamica, espandendosi
ulteriormente in nuovi linguaggi e significati, diversi secondo la tipologia della sostanza usata
per agglomerare l’ordinamento a strati dei vari componenti. L’opera
monumentale Sirene, ubicata in uno spazio pubblico, si trova ad interagire
con esso,
modificandone non solo la conformazione ma dilatandone il senso e divenendo un
luogo nel quale si manifesta un vortice formale , come nota Luciano Caramel nella
nota critica della mostra M’ArTERIA:”…in Sirene i nessi sintattici, pur senza
nulla perdere della loro coerenza strutturale, si dipanano con
un’articolazione nuova, di grande suggestione, che con i rimandi e le
sequenze modulari, le implicazioni tettoniche e astronomiche e quelle
medesime, tutte interne, di ordine concettuale e spirituale…”. |
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Fiume, 2010 . Schizzo Progetto per una scultura monumentale Ferro, vetro, acqua. |
Prototipo . Fiume, 2010 Ferro, vetro, 33 x 99 x 12
cm. |
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Il
principale interesse artistico di del Piano, è il rapporto con la luce. La luce
che permette di vedere le cose in maniera oggettiva, la luce estremamente legata al tempo e alla materia, la luce vista
come strumento che vincola e suggestiona. Profondamente convinto del
necessario rapporto fra la luce ed i materiali individua
la materia più comune che meglio interpreta la luce:il vetro. Affascinato
dalla trasparenza, dalla limpidezza profonda e traslucida del vetro, al punto da farne il centro
propulsivo delle prime stagioni del proprio
impegno creativo. Negli anni ottanta approda ad un fragile e precario rapporto con la luce resa “concreta”
dal vetro, che determina la creazione d’opere leggere e inserite quasi
timidamente nello spazio, costruite catturando e rifrangendo la luce tra le
lastre ed i frammenti di vetro sottile assemblato a strati con venature di
cera stearica suggerendo antiche memorie di
“geologiche trasparenze”. La cera stearica è una materia dalle
caratteristiche particolari, che ben tutti conosciamo:
estremamente vulnerabile, acquisisce in tal senso una funzione “strutturale”
per Maurizio del Piano, quando viene usata come collante di assemblaggio dei
fogli di vetro, prestandosi a garantire alle sculture una, pur precaria,
stabilità. Ed è proprio nella precaria stabilità strutturale delle
sculture che si articola il senso:
nate, dalla implicita fragilità della
cera e, predestinate, già fin
dall’origine progettuale, ad una sorta di “decostruzione”
legata ineluttabilmente al tempo. L a cera si presenta sgocciolata, scorre
sulle superfici del
vetro, come se la scultura fosse appartenuta ad un originario atto
connesso al mito, al culto, ad un avvicinamento al sacro. Un
avvicinamento al sacro, inteso come autentica rivelazione della natura dell’uomo. A seguito della prima indagine rivolta all’oggetto
come rappresentazione iconica, è ancora la cera a
“riscaldare” l’apparire dell’oggetto. Nelle Ricostruzioni del |
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Labirinto
chiaro, 2002 Schizzo |
Labirinto chiaro, 2002
(Particolare) 29 Maggio 2011 Cava di volpinite. Costa Volpino (Bg) Volpinite, velluto di seta 21 x 23 x 58 cm. |
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Negli Agglomerati del 1989, gli elementi vetrosi nello sviluppo del
tema formale acquisiscono, nelle varianti nell’incontro con una materia
altra, una serie di evoluzioni
simboliche che, pur contenute nella medesima forma plastica, esaltano ognuna
una propria autonomia, l’aspetto volumetrico dell’agglomerato pare
essere intenzionato ad instaurare con lo spazio, grazie anche al contributo della luce, una nuova
integrazione, quasi organica.
L’indagine sulla figura con l’impiego del vetro, si risolve ad un controllo
della luce nella costruzione della formiche
si manifesta nel gioco
dell’emulazione, attraverso una serie di sagome di vetro
stratificate:l’incontro che esigeva un approccio mimetico , trova in Nuovo
Apollo, 1990 l’apice conclusivo della stagione figurativa. Se nel periodo
figurativo è la luce genera la scultura (Nuovo Apollo, 1990), mantenendo la
stessa prerogativa concettuale, si concreta in pura forma scultorea
nelle successive opere come in Canopo
III,1992. Nel gioco delle rifrazioni l’immagine appare inquietante e
sfavillante; la materia
diviene energia, tempo: le sagome di vetro stratificato sono
sedimentazioni, cristallizzazioni del tempo della luce e, rivelano una realtà
immaginifica nel continuo e vibrante rapporto dialettico tra lo spazio-luce e
lo spazio-visione. Il Tempo della
luce espresso con il vetro stratificato viene in relazione
al Tempo della materia. Il ferro arrugginito esprime la
vulnerabilità della caducità della Materia attaccabile dal Tempo e diviene
materia metaforica, testimone del tempo vissuto, dichiarazione esplicita
della propria irreversibile,
fragile temporaneità. Il ferro gioca
contrastando le altre materie alle quali si relaziona,
come in Gioco (1992) o nell’opera Sfera (1991), dove la struttura metallica reticolare funge da supporto
protettivo al possibile rotolamento della scultura nello spazio . Il significato è quasi
paradossale: la struttura metallica protettiva che avvolge la sfera di vetro è costituita in
verità da una materia contaminabile. Infatti il
corpo centrale difeso, nella sua apparente e superficiale fragilità cela in realtà una maggiore resistenza al tempo,
perché invulnerabile agli agenti atmosferici, incontaminabile e
inattaccabile. Se la struttura metallica rappresenta simbolicamente il corpo,
è l’anima che viene espressa dal vetro. Dopo un
intervallo obbligato, dalle metà del '94 a quelle del '97, che lo vede interrompere il proprio
percorso artistico, riprende inizialmente con la pittura ed in seguito con la scultura riproponendosi
con la prima mostra: Effetti materiali nel ' L’incontro in Sicilia
nel 2006 con la professoressa francese Nicole Deleu, è stato sicuramente importante per l’artista che,
invitato a Nizza le gli apre le porte a nuovi contatti ed opportunità sul
piano affettivo e lavorativo, prefigurando ulteriori sviluppi professionali. . Dal 2008 al 2009 si
confronta e porta a termine
l'impegnativo progetto delle Cascate presso il Giardino Botanico alpino delle Terme di
Boario, inaugurato ufficialmente il 13 Giugno Il 29 Maggio 2011 Del
Piano presenta Semi
di Scultura, una inconsueta proposta espositiva che ha luogo all'interno
della cava di volpinite di Costa Volpino la quale
risulta essere, più che una mostra, una performance della materia. Le pietre,
divenute sculture ritornano nel luogo d'origine instaurando un inaspettato
dialogo con la natura, rivelando l'avvenuta relazione tra la sensibilità
della materia grezza e quella dell'uomo condivise ed espresse
con il linguaggio dell'arte. |
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