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Ottobre 2006 |
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E’ innata nell’uomo l’esigenza di manifestare la propria presenza e la propria individualità, fin dal principio dei tempi, perchè connaturata nell’essere umano, nella sua natura a continua necessità di dichiarare la propria appartenenza alla terra, al luogo imprescindibilmente legato alla materia con la quale vive ed agisce percorrendo il tempo, nel continuo tentativo di indagare il senso della vita. In un fragile equilibrio naturale, l’uomo impiega ogni energia ed ogni sforzo per interrogarsi, con ogni strumento che ritiene indispensabile, con l’intenzione di conoscere le leggi che disciplinano il senso della vita, agendo quasi, nella vertigine di un dinamico spazio. Nel viaggio alla ricerca di significati avviene per l’essere umano l’incontro con un suo simile, con una individualità altra e da questa relazione, viene generata insostenibilmente, quasi fosse una imposizione, l’azione comunicativa, il primo interrogativo posto, la prima risposta rivelata, espressa principalmente dalla gestualità del corpo. Dall’avvenuta relazione si evidenzia la distinzione e dallo slancio dell’interrelazione ne consegue l’affinamento del già articolato processo comunicativo, all’interno del quale si inseriscono le forme artistiche che ne amplificano le possibilità discorsive e che si alimentano da primordiali affinità, elargendo ulteriori e più esaustive risposte. Ritengo che sinergicamente siano presenti nell’individuo, nella sua essenza, fondamentalmente due entità, che determinano quella conflittualità latente che brama, nel tentativo di trovare un equilibrio, pare confinando quasi in una “riappacificazione”. Se l’Uomo del Mondo è colui che vive con gli altri in una continua relazione che avviene mediante riconosciuti codici, l’Uomo della Terra diversamente vive in simbiosi con l’energia cosmica, in una dimensione temporale altra, oserei affermare, Ed è il Corpo, la materia, che occulta la sottile entità cosmica dell’Uomo della Terra. L’arte come fenomeno conoscitivo-comunicativo, si manifesta in qualsiasi azione dell’uomo, volta a dichiarare la propria autenticità, la propria verità, elaborando un proprio lessico in virtù delle peculiarità innate che contraddistingueranno le molteplici forme espressive ognuna delle quali, ed è ciò che accomuna le arti, tende principalmente al raggiungimento di una libertà, non forse irrimediabilmente perduta ma, sicuramente smarrita. Queste rivelate forme d’arte, denunciano in primo luogo il limite dei linguaggi codificati sui quali si fonda e che tuttavia quasi paradossalmente si dipana, in sempre nuove affermazioni, proponendo nuovi interrogativi, esigendo ulteriori risposte. Ritengo che ciò che genera l’azione creativa sia da considerarsi come l’effetto determinato dalla continua necessità di conoscenza della natura umana, che scaturisce dal desiderio di conoscersi rivelandosi ed in un labirintico percorso, riconoscersi al fine di liberarsi. Si instaura un perenne rapporto, tra ciò che appare, ciò che viene riesumato dalla memoria e ciò che viene suggerito dalla propria capacità intuitiva svelando ciò che pulsa latente. Nella propria sottile spirituale individualità, si delineano le traiettorie di un percorso all’interno del quale l’indagine assume un ruolo purificatore che pare teso alla limitazione dell’angoscia, dello smarrimento, esorcizzato dall’entusiasmo e all’eccitazione del vivere il proprio tempo con la meraviglia che pervade l’animo, scuotendolo con l’intensità emotiva simile alle prime esperienze dell’uomo, fin dalla nascita. Tale percorso non è certo privo di conflittualità e dolore, perché sempre teso all’affermazione della propria unicità, della propria individualità e della propria identità. Un fenomeno di natura conoscitiva dell’essere nel rapporto con il tempo vissuto con la propria materia alla quale l’uomo è indissolubilmente legato, come la morte alla vita e la vita alla memoria. L’elaborazione quindi della propria affermazione, si alimenta dalla prevaricante necessità di dichiarare la propria presenza nel mondo, determinando la costruzione di un proprio linguaggio, avvalendosi di ogni strumento idoneo all’azione comunicativa. Nutrita dalla pratica legata ad un istintivo impulso si avvertono i contenuti concettuali che costituiscono l’unicità del linguaggio, la propria poetica. Nella prassi in relazione ai metodi delle tipologie di intervento con il materiale impiegato, si espande e si rafforza la struttura linguistica che se, pur mantenendo l’originaria natura poetica, si ramifica nell’esperienza comunicativa, dalla quale protendono ulteriori ed articolati nuovi germogli creativi. L’elemento vitale che sottende al complesso ed articolato organismo comunicante, è quindi la sintesi dell’avvenuta relazione tra l’artista e la materia; un codice linguistico connaturato nell’uomo anche come appartenente ad un “tessuto” sociale fuso ad un codice più etereo, un codice di natura cosmica. Nell’uomo che vive nel mondo, le leggi del quale paiono insufficienti alla propria affermazione, viene avvertita e si accentua la solitudine, con più ferocia, inducendolo alla ricerca di strumenti alleati per dichiarare la propria identità elaborando il proprio lessico, perennemente sospeso nell’azzardo di infrangere le stesse leggi che controllano l’ordinamento del mondo. Tutto ciò al fine di ottenere quella riappacificazione
con la propria entità cosmica, impiegando inoltre quella congenita “follia” che,
paradossalmente si organizza ed agisce come strumento comunicativo di verità
individuale e nel contempo di atto di denuncia, non
risolvendo forse nulla ma ponendo un quesito, nel tentativo di trovare egli
stesso con il mondo una risposta. L’artista è colui che fa risaltare l’enigma e che attende un esito che da solo non può ottenere ma che necessita di interrelazione con il mondo, del quale ne individua il problema, legittimando il proprio atto e l’intrinseco valore conoscitivo e purificatorio. Il senso dell’opera è quello di ottenere uno scambio interpretativo, tra l’artista e la materia “complice” formata, resa sensibile e ambasciatrice al mondo, confidando, in un atto di riconoscibilità condivisa ed, all’interno di questo processo comunicativo, far nascere un dialogo che verte sui codici linguistici dati e, su quelli originati dall’opera stessa di natura spirituale, celati dallo stesso apparire dell’opera, suggeriti da un alfabeto cosmico sospeso tra la memoria e l’intuizione. L’avvenuta partecipazione conoscitiva, induce alla nascita di significati che provengono dalla tangibilità della materia trasformata, veicolo essa stessa della propria memoria, racchiudendone, segretamente dentro di sé la chiave interpretativa. E’ un divenire della sottile natura della
materia, un ulteriore possibilità indagatrice dell’enigma
della vita di celata forza, che l’atto artistico interpreta con il compito di
indicare un nuovo linguaggio metaforico. L’arte è forse un rituale che vuole esorcizzare
il dolore del vivere? La ricerca della Materia Dalle primarie capacità induttive, si realizza
l’atto di avvicinamento che indaga la materia, non
privo di conflittualità e spasimo, perché rivolto a sondare trascendendo
l’aspetto fenomenico, che pare attendere l’accadimento di un rituale iniziatico, nell’intento di svelarne il senso occulto. I
primi passi nel territorio della scultura avvengono con entusiasmo ed energia
e già dall’inizio il mio sguardo veniva colpito da
ogni materia che incontravo con stupore, preannunciando la mia natura
eclettica. Nel flusso della prassi artistica, che comprende sia
l’estemporaneità, che la fase progettuale, l’esecuzione e l’interpretazione
dei risultati ottenuti, si delineano ulteriori
sviluppi che rivelano nuovi interrogativi e nuove soluzioni. L’empatia
gioca un ruolo determinante e come in un rapporto
erotico viene a stabilirsi una unione, uno stretto accordo che espande le
capacità percettive ed interpretative dell’artista coinvolto nel pathos
creativo. La tecnica assume i connotati di un meccanismo complesso e dinamico
che, costituito da ingranaggi semantici, contribuisce allo sviluppo della
poetica che contraddistinguerà l’artista. La simultaneità
dell’interpretazione della materia e della volontà comunicativa dello stato
emozionale, concepisce il risultato tangibile nell’opera. |
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