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Dicembre 2007 |
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La problematica interpretativa
che emerge entrando in relazione con l’opera d’arte, mette in luce l’aspetto
primario della tangibilita’ dell’opera : il
suo carattere, la sua anima. Queste brevi considerazioni vorrebbero contribuire, per quel che possono, a chiarire e determinare il mio criterio di avvicinamento all’arte, il mio rapporto con l'estetica con l’intenzione di spiritualizzare cioè, il concetto di interpretazione dell’opera d’arte contemporanea, che ritengo già essere essa stessa un’”opera d’arte”. Già dall’iniziale lettura, si presentano tali due aspetti che, mai disgiunti, suggeriscono ed indicano le primarie chiavi interpretative che successivamente si espanderanno in una complessa ramificazione costituita elementi interpretativi : simbolici, formali ed etici. L’esistenza dell’arte e’ il risultato del brivido del sentimento caldo e costruttivo che si fa forma e diviene visibile, prima all’artista e, di conseguenza al mondo con il compito di avvicinarsi al forse mai svelato ed ancestrale senso della vita. Un mondo dove le tradizioni estetiche riflettono sul valore dell’arte, che si ancora sull'esperienza empirica di opere d'arte che disciplinate da elementi essenziali e fondamentali, contribuiscono all’emergere del giudizio critico. Certo che nell'interpretazione dell'opera d'arte. la forma non può essere scissa dalla considerazione degli elementi psicologici individuali e collettivi, culturali, estetici e morali, essendo l’arte espressione di verità dell’individuo e tale orientamento non può essere una semplice sistemazione provvisoria, utile ma un indispensabile applicazione all’interessante fenomeno dell’arte. L’artista come
uomo incluso nei meccanismi semantici del proprio tempo, ne diviene
interprete, testimone ed infine messaggero nella sintesi rilevata dall’opera
d’arte, che si radica in tali profondi ingranaggi e tenta una sorta di
riconciliazione nel dialogo con la materia che assume il ruolo di complice. Un uomo l’artista, intimorito e turbato, che con uno slancio eroico rivela la propria fragilità umana, la propria forza comunicativa. L’artista sedotto dalla della materia viene indotto, alla contemplazione, interpreta con un innato codice il linguaggio, ed elaborando un’ ulteriore linguaggio propone una nuova forma che, si prolunga slanciandosi in un espressione mediata dalla parola dell’arte purificando la stasi contemplativa. I principi artistici su cosa si fondano ? A mio parere sul linguaggio “cosmico” della materia , dal fisico allo spirituale, dal vorticoso spazio al divenire del tempo. Per « linguaggio
cosmico della materia » intendo riferirmi al silenzioso linguaggio
che permea la sacralità dei fenomeni naturali che l’artista penetra
come in una relazione erotica, li spoglia, li svela conferendo alla
materia grezza, divenuta complice. Una sensibilità altra che arricchisce il patrimonio degli elementi conoscitivi e conseguentemente dei significati. Una materia tanto grezza quanto vera, che impressiona e commuove l’anima poetica dell’artista, senza forse, liberarlo dall'incubo dello smarrimento, ed in una stratificazione di associazioni a volte immediate della realtà fenomenica, dichiara la propria necessità artistica. E se di valutazione d'un artista, si intende riflettere, non solo si individuerà la sua personalità, l'ingegno fervente che lo anima, non solamente prenderà forma un nuovo carattere sintetico ma, verranno a tracciarsi nuove aperture interpretative dell’incanto, quasi pauroso e disarmante dell’energia cosmica, con un sentimento ringiovanito dal quale é possibile astrarre nuove nozioni conoscitive. E’ una sorta di distacco dal mondo che consente all’artista di varcare le soglie della stessa pura contemplazione, per accedere a più elevate, quanto profonde i e purificate nuove visioni. La qualità autarchica dell’arte emerge dalla tensione orgiastica della relazione con le tumultuose forze generatrici, dunque l’emozione e l’intuizione creatrice determinano principi purificatori che dichiarono e sanciscono l'esigenza di necessità dell’arte. In prima analisi viene cosi alla luce l’aspetto caratteriale dell’opera d’arte differente e complementare alla rivelata forza comunicativa d dell’anima dell’artista. A mio parere questi due fattori essenziali che se ben si differenziano, forniscono elementi di inconoscibilità dell’artefice che prende corpo nell’opera e sono il primo indizio estetico che entra in relazione con il mondo. Se il primo fattore di tipo analitico e razionale é quello del « carattere » dell’opera e che procede per cosi dire, linearmente, determina una sorta di rassicurante dichiarazione proponendo separazioni e distinzioni, facilmente gestibile e controllabile, funzionale e strumentale, si differenzia dal secondo, quello dell’ « anima », che é impostato su un registro più ampio ed alchemico che comprende il tutto, compreso gli opposti elementi che costituiscono il flusso e la struttura comunicativa che lega la materia allo spazio ed al tempo, a mio parere, certo meno rassicurante perché obbedisce a regole ben più severe proprie della verità. Questo diretto ed immediato coinvolgimento con la verità della materia dell’artista, entrando in relazione con il mondo, assume un valore etico ed estetico che non può essere mediato dalla facoltà separatrice dell'intelletto. Considerando l’arte che si avvale prevalentemente delle vista (pittura e scultura), ritengo sia importante considerare questo senso non prevaricante sugli altri sensi, in particolare sulla relazione fisica come la qualità tattile od il coinvolgimento fisico con l’oggetto fonte di visione, questa limitazione percettiva , a mio parere forzata, induce ad un distacco dalla materia stessa mortificandone la dignità ed in qualche misura la stessa verità. D’altronde anche l’essere umano é costituito di materia sensibile, grazie alla quale vive il proprio tempo. Amo credere che comunque la necessità della completa fruizione dell’arte non possa che essere vissuta coinvolgendo tutti i sensi con una attenzione e percezione totale , comprese la memoria e l’intuizione, il desiderio e la speranza. Ritengo interessante soffermarmi su le due espressioni : "carattere" ed " anima", sulle quali fondo queste mie sintetiche riflessioni. Sotto certi aspetti, il decorativo potrebbe essere a mio parere, l’espressione di una fragilità comunicativa dell’arte, resta tuttavia un ottimo mediatore che consente un primo avvicinamento, una sorta di anticamera psicologica percettiva del territorio, meno rassicurante delle opere d’arte. Ogni opera decorativa presenta sicuramente il carattere ed é certamente differente della nobiltà comunicativa ben più profonda e dialettica delle opere d’arte, espressive e poco rassicuranti che esigono una relazione più attenta : se la decorazione parla, l’opera d’arte parla, ascolta, risponde. Potrebbe questo aspetto "decorativo" essere l’espressione di una parzialità dell’arte? Certo che ogni opera d’arte decorativa deve, come minimo avere del "carattere" ed anche certo che si differenzia profondamente dalla nobiltà, forza espressiva e sentimentale che comunica un’ opera d’arte completa nelle derivazioni semantiche. e, Se il "carattere" é in effetti una dichiarazione di presenza l"anima" ha i connotati di un vero linguaggio ; pone domande, esige risposte si presenta come atto di partecipazione amplificando l’ importanza i valori di estensione e di superficie dello spazio interpretativo. Sicuramente la decorazione fa avvicinare all’ opera d’arte suggestiona non ponendo eccessivi quesiti, al fine di coinvolgere l’osservatore. L’artista comunica si ! il proprio carattere per sedurre lo sguardo del mondo ma, entrato in esso, ne scardina le regole,con tenacia e forza morale ed in qualche misura s’ "impone" con la sua autenticità. E’ Nell’opera d’arte ciò che pare intimorire é appunto questo ben poco rassicurante quesito, laddove la decorazione invitava ad una rassicurante esperienza contemplativa, priva di domande. Quindi un’opera d’arte presenta non solamente
il carattere dell’artista con la propria interpretazione del mondo, anche la
propria intima anima. mdp |
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