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Darfo Boario Terme (BS) |
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Conosco alcuni oggetti
di Maurizio del Piano Conosco alcuni oggetti
di Maurizio del Piano: una pietra nera con inserti di silicone, tagliata a
spacco, le facce lisce e ruvide dove il nero sfuma in un
grigio antracite; una tavoletta di resina gialla, con blocchi di vetro
incastonati al suo interno, fatta di trasparenze calde ed opache, di spigoli
duri e arrotondati; un oblo’ definito da lamelle di
vetro e gomma appoggiate ad un fondo di vetro che si rincorrono all’infinito;
conosco una doppia lastra di metallo, tagliuzzata da segni netti, paralleli e
nelle due direzioni, riempiti di vetro, una lastra piegata che esce dal piano
e si spinge nello spazio tridimensionale; conosco una piccola architettura
dalle lunghe gambe sottili di metallo che la staccano dal suolo e un interno
sospeso attraversato da una cascata di vetro che lascia filtrare la luce. La pietra nera
trasforma il quadrato di pavimento sul quale poggia in un giardino zen; la
tavoletta di resina gialla contro la finestra rilascia bagliori freddi e una
superficie calda. La gomma e il vetro disegnano un cerchio che respinge e
attrae la luce. La lastra di metallo sporge da un piano orizzontale e si
protende nello spazio. La scatola sospesa appoggiata su un piano trasparente
si guarda dal basso e attraverso: la prospettiva di chi alza gli occhi
drammatizza le lunghe gambe metalliche; lo sguardo penetra la cavità scura
squarciata dai frammenti di vetro. Conosco quasi solo
prototipi di Maurizio del Piano: piccole opere concepite per una scala
diversa, per sperimentare spazi, materiali e relazioni tra i diversi materiali. Conosco prototipi che in qualche caso sono
stati poi realizzati più in grande, che forse lo saranno
o forse resteranno ciò che sono. Ho conosciuto Maurizio del Piano attraverso
questi oggetti, caricati di un’ambizione e di un’attesa che li travalicava.
Il prototipo di un’opera d’arte è condensazione di energia;
è il concetto dell’opera e la materia della quale l’opera è fatta. Concetto e
materia si esprimono insieme con uno sforzo di sintesi
e di chiarezza che può diventare potente. Attraverso queste
piccole opere ho seguito la ricerca artistica di Maurizio del Piano, che
accosta solo per poter mostrare distanze irrimediabili, tra materiali e
forme; che parte da materiali di scarto o trovati per caso solo per riportare
la nostra attenzione su quanto di prezioso e di unico ciascuno contenga; che
si sofferma sulla pelle dei diversi materiali solo per mostrare quanto poco
lisce siano le loro superfici, quanto poco liscio sia il mondo, quante le sue
rugosità e le resistenze, per chi le sappia individuare. Paola Vigano’ Milano 6 settembre 2009 |
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